Archive for Novembre, 2009

Sottotitolo: la forza non va a braccetto con l’intelligenza

Falso! Falso! Era un maledetto falso! Una crosta, seppur ben fatta, ma pur sempre una stramaledetta crosta!
Ci sarebbe toccato pure il doppio lavoro. Secondo Lindsay, il quadro chiuso in banca era un clamoroso specchietto per allodole; probabilmente l’originale doveva trovarsi nella tenuta di campagna dell’altro tizio, nemico giurato del committente, giù in fondo al villaggio.

Ormai avevamo il tempo contro di noi e i forconi dei paesani puntati contro le nostre giugulari se qualcuno avesse scoperto il macello in banca; dovevamo sbrigarci a prendere il quadro, consegnarlo e scappare a gambe levate. D’altronde avevamo promesso a Lindsay, prima di fare il furto in banca, che non avremmo arrecato danno ai cittadini…Anche se detto tra noi, quel villaggio sarebbe potuto sparire dalle mappe in meno di venti minuti.

La villa si presentava circondata da una alta cancellata oltre che da una fitta vegetazione: l’unico accesso era un cancello di ferro finemente lavorato che sarebbe stato preda del nostro ladro di fiducia. Non vennero riconosciute trappole nelle vicinanze, sembrava tutto troppo strano e tranquillo; nessuna guardia, nessuna luce in casa…

Il minotauro che Lindsay ci aveva assegnato come balia e il mezz’orco entrarono per primi, quando ad un tratto vennero colpiti da una bordata di fuoco sputata da cinque mastini comparsi dal nulla. Il comitato di benvenuto era arrivato.
Con spocchia e con l’acume che si addice ad un mezz’orco, con un calcio richiuse dietro di sè il cancello, lasciandoci fuori ad assistere impotenti allo scontro. Il “Noi pensare loro, voi fuori” detto in quel mezzorchesco correggiuto non ammetteva repliche.

In ogni caso cinque mastini sputafuoco non erano roba facile neanche per due bestioni del genere e solo l’intervento degli altri per riaprire il cancello che si era incassato nell’intelaiatura e la cura scagliata all’ultimo da Osvaldo salvarono da morte certa il baldanzoso  e poco affascinante bestione che si credeva un dio della guerra.

Il piromanziere e il mago-guerriero non mossero un dito perchè si stavano godendo la vista di un mezz’orco e di un peloso minotauro fumanti e morenti a causa del loro orgoglioso senso di supremazia che non prevedeva l’aiuto di nessuno.

Finita la battaglia i corpi sventrati dei mastini furono oggetti di scherno e sodomia da parte dei due guerrieri. Inoltre per la serie “Non facciamoci notare”, il cancello venne sradicato dalla sua sede e scagliato a metri di distanza perchè il mezz’orco voleva farci entrare in testa che anche se era stupido come una ciabatta, era comunque il più forte.

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Precisazione

Ma è un moloooooh!

Ma è un alberooooooh!

Diocan che suocera!!

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….come si poteva definire banca questo schifo? un misero caseggiato in muratura, con un portoncino di ingresso semilavorato tanto per farti sentire importante quando vai a consegnare i tuoi pidocchiosi, miserrimi 2 soldi e con una porticina di ferro sul retro. D’accordo che avevamo già ricevuto copia della chiave, ma sarebbe bastata la forza del mezz’orco per scardinarla.

La saletta interna era ancora più triste della facciata: un bancone di legno, qualche sedia, due o tre piante striminzite.. Il nostro specialista in allarmi si  intristitì perchè non trovò neanche una piccola trappola a pressione. “Qui non si riesce a lavorare seriamente, mi sto veramente irrita….”, mentre stava urlando queste parole si interruppè bruscamente e un sogghigno si disegnò sul suo volto; indicò tutto felice la porta di fronte a noi facendoci osservare che filtrava della luce da sotto.

Di soppiatto si mosse verso la porta, la studiò un attimo e atterrito non riuscì a capire se ci fosse qualche sistema d’allarme. Indecisi sul da farsi, perchè il nostro imperativo era non attirare l’attenzione dei popolani, restammo li un poco. Infine per non saper nè leggere nè scrivere il mezz’elfo lanciò silenzio sulla porta.
La porta non era neanche chiusa, si aprì senza fare il minimo cigolio e altrettanto in silenzio le sei guardie che dormivano beatamente sulle loro poltroncine di legno non si sarebbero più svegliate. Se non da morte.

Certi di non avere altre interferenze ci avvicinammo al caveau che venne aperto in pochi minuti. Varcata la soglia della stanza si diffuse per la banca il suono di una debole campanella d’allarme che avrebbe dovuto destare le guardie dal loro meritato riposo. Il filo che collegava il sistema venne strappato con arroganza dal mezz’orco: ora niente ci avrebbe impedito di completare la missione.

Le cassette di sicurezza si aprirono con una facilità disarmante e tutto il loro, diciamo prezioso contenuto, si riversò nelle nostre tasche tra cui anche l’oggetto per cui eravamo li: una tela arrotolata di un quadro dal valore notevole per chi ci aveva commissionato il furto.

Fatto il misfatto richiudemmo la porticina sul retro con la chiave; non ci preoccupammo neppure di ripulire tutto per bene perchè tanto sapevamo che quella notte sarebbe stata l’ultima notte che avremmo passato al villaggio. Ormai eravamo troppo compromessi. Dopo una capatina dal mandante per consegnare il pacco e ricevere il conquibus avremmo lasciato la città per sempre….

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