Mi è sempre piaciuto viaggiare. Non la meta, ma il viaggio in sè.
Non so perchè, forse mi è entrato nel Dna quando ero giovane perchè i miei genitori viaggiavano tutta l’Europa in camper e ho fatto mio questa loro abitudine. E ho sempre preferito le mete nordiche, forse per il freddo; niente di meglio che viaggiare sapendo che fuori si gela il culo.
Freddo, desolazione, neve, una strada, mono, bi, tricorsia, non importa. Basta andare. Benzina nel serbatoio e via, si parte.
Tutti questi ricordi mi tornano alla memoria, in maniera quasi Proustiana mentre aspetto che la pioggia cali di intensità , un vero e proprio nubifragio che non lascia scampo agli sprovveduti.
Sono fermo in questa stazione di servizio da ormai due ore, non sono sceso dall’auto se non per fare una pisciata; le goccioline d’acqua impattano la macchina e scivolano inesorabilemente lungo il parabrezza, chi veloce e chi piano e per passare il tempo scommetti su quale arriverà per prima in fondo.
La radio è sintonizzata via etere a una stazione di grandi classici, il volume è giusto, non invadente, crea la cornice a un momento magico; il motore è spento, ogni tanto lo accendo per riscaldare l’abitacolo.
Il mio sedile è spostato tutto indietro e reclinato per garantirmi una posizione comoda di attesa.
Il ticchettio della pioggia è costante e ritmico sul tettuccio come quei tubi di bambù chiusi alle estremità e pieni di sassolini, che se li giri creano un’effetto cascata.
Dentro l’auto è tutto buio, solo il display della mia Pioneer tradisce la presenza umana.
E accanto a me, sul sedile del passeggero c’e’ lei. Dorme da un pò perchè la pioggia le concilia il sonno; non potevo scegliere uan ragazza migliore, anche lei è del mio stesso parere sul viaggio.
Anche il suo sedile è reclinato per dormire meglio, come coperta ha usato il mio piumino; le è sempre piaciuto solo che è troppo grosso per lei e ogni volta che lo indossa scoppio a ridere perchè sembra ancora più piccola di quello che è in realtà .
Adesso è li, dorme profondamente; i suoi capelli neri le cadono stanchi sulla spalla, la faccia è rivolta verso il finestrino e io mi limito ad osservarla nel riflesso del vetro.
Anche se chiusi i suoi occhisono sempre belli, ogni volta che si avvicina a me trattengo il fiato per quanto sono verdi e limpidi, due piccoli smeraldi lavorati incastonati in un viso di cristallo.
La mia statuina, come la chiamo, e lei si incazza sempre perchè non lo sopporta.
Vorrei che questo momento durasse per sempre: è tutto perfetto, tutto fissato in maniera sublime, un’evento unico e irripetibile:
il lampione che ho davanti a me fa da previsione del meteo; vedo che la pioggia è scemata di molto rispetto a prima, ora è decisamente a livello più umano.
Giro la chiave: il motore assonnato si risveglia al primo colpo, come a salutarmi dopo il suo meritato riposo, rimetto il sedile a posto, luci, fendinebbia, cintura, frizione, igrano la prima e si riparte.
Dove? non lo so, per questo c’e’ tempo, intanto viaggio.
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