Sottotitoli: tutte le cose sono commestibili, basta saperle cucinare

Il moto impercettibile del barcone che stava conducendo la Compagnia al misterioso cliente di Lindsay stava causando nausea al mezz’elfo. “Maledetta nave, almeno si andasse più veloce..di questo passo potrei farla a piedi” sbottò risentito. D’altronde per quanto potesse lamentarsi, il fiume era la via di comunicazione più veloce e sicura che ci fosse in tutto il regno.

La settimana che serviva per raggiungere la città sembrava non finisse mai: infinite distese di campi coltivati seguiti da infinite distese di lande desolate e dietro uno sfondo fatto di catene montuose e nubi che le avvolgevano. Il sole caldo della bella stagione rendeva il tutto meno deprimente di quanto non potesse essere. Fino a quel momento la cosa più eccitante che fosse successa era stato osservare un bifolco brutto come la morte disquisire allegramente con una mucca troppo cresciuta in uno sfavillante sproloquio sgrammaticato.

Fino a quel momento.

Tum!…Tum!…Tum!….i colpi rimbombavano sotto la chiglia della chiatta e la facevano rollare fastidiosamente. Il capitano urlò ai suoi uomini di mantenere la rotta. Dopo aver dato tutte le disposizioni necessarie corse da noi per ragguagliarci sulla situazione e ci tranquillizzò dicendo che si trattavano solamente di rane giganti di fiume. “Queste bestie si divertono a colpire le chiglie delle navi che attraversano il loro territorio, non fanno mai grandi danni perchè ormai chi naviga da queste parti le conosce bene e ha corazzato il fondo della nave. Di solito si limitano a questo e non attaccano mai direttamente i naviganti”.

Di solito. Fino a quel momento.

Due frasi che si potrebbero anche definire odiose.

Dieci di quelle “di solito non attaccano mai i naviganti” ce le trovammo sul ponte, pronte a “non attaccarci”. Un nugulo di lingue viscide partì nella nostra direzione cercando di afferrarci; qualcuna ce la fece, qualcuna fallì questo attacco a distanza. In ogni caso per le più fortunate non fu proprio un grande successo prendere il braccio di un Signore del Fuoco e di un barbaro dotato di un’ascia affilatissima. Risultato: una lingua carbonizzata e una troncata di netto.

Ma anche il Signore delle tempeste non fu da meno dei suoi compagni. Il giavellotto carico di elettricità statica venne scagliato con tale potenza da creare un cono di elettricità che colpì tutto quello che c’era nell’intorno della sua linea di fuoco, fino a quando non andò a conficcarsi nella testa di una rana uccidendola all’istante. “Stasera spiedini di rana” fu il suo commento.

Il nostro 007 si nascose nell’ombra prodotta dall’albero maestro e restò in attesa che una rana passasse a tiro di cerbottana. Pam! dardo velenoso e morte all’istante.

Il Kensai si mise a discutere con una rana sul fatto che erano salite a bordo senza autorizzazione e che dovevano lasciare subito la nave. Senza ottenere risposta dalla rana, allora la uccise con la fionda.

Il barbaro e il minotauro si divertivano a far letteralmente esplodere le rane colpendole con ascia e pugni.

La battaglia non sembrava complicata, anzi ci stava risvegliando dal torpore e dalla noia dell’infinito viaggio verso Stormfist. I continui attacchi delle rane non portavano grandi colpi a segno, se non lievi ustioni chimiche causate dalle lingue acide. L’unica cosa fastidiosa è che continuavano ad arrivare gruppi numerosi di nemici dall’acqua e Ciolaz era frustrato perchè gli avevamo impedito di scagliare palla di fuoco, soluzione veloce e definitiva, per evitare di colare a picco tutti insieme allegramente.

Le incursioni sul ponte finirono presto, forse perchè avevamo oltrepassato il loro territorio oppure perchè avevamo sterminato l’intera tribù. Questo non lo sapremo mai, ma poco importava.

I restanti due giorni di navigazione furono tremendamente tranquilli e noiosi. Solo la tombola degli schiavi riuscì a tirarci su il morale. Intanto Cicciobenzina discusse fino all’attracco con Sgrog su come cucinare la carne di rana.

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