Piergiorgio Welby ha finalmente ottenuto quello che voleva: che gli si staccasse la spina.
E’ stato ad opera di un medico cremonese che ieri sera intorno alle 23 ha iniziato l’ “interruzione terapeutica” staccando il respiratore e somministrandogli anestetico per rendere indolore il suo trapasso.

Si chiude un fatto di cronaca e politica che ha infiammato per mesi l’Italia, il Governo e i comitati di bioetica.
Ma chiusa una porta si apre un portone: infatti il caso del medico che ha staccato la spina rischia di complicarsi sempre di più. La decisione è stata presa in quanto non considerata eutanasia ma interruzione della pratica terapeutica che manteneva in vita Welby.
Adesso la testa del medico cremonese vuole essere messa su una picca di fronte al palazzo di giustizia con l’accusa di eutanasia.

Un nuovo caso che è già diventato dibattito puramente politico e mediatico: ha ragione o no a fare quello che ha fatto? Sarà il caso di introdurre leggi che gestiscono questo tipo di situazioni?
Non se ne verrà mai a capo, questo è il problema.

Personalmente sono favorevole all’atto del medico, che non ha praticato un’atto di barbaria uccidendo un uomo, ma rispettando la volontà di un paziente, consenziente e lucido, che dopo tanto soffrire ha deciso di porre fine alla sua esistenza in questa condizione.
Non capisco perchè sia da condannare un atto del genere, non capisco perchè la chiesa continui a insistere sulla importanza della vita che va preservata e mantenuta fino all’atto naturale della morte.
Vivere paralizzato su un letto con un tubo nella trachea per respirare viene considerato vivere?

Perchè questo paese deve sempre essere chiuso nel suo bigottismo da medioevo?

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